Regolamenti concorsi pubblici 2026: nuove regole, graduatorie e ricorsi
28 Aprile 2026 Tempo di lettura: 17 minuti

I regolamenti dei concorsi pubblici stabiliscono le regole con cui le pubbliche amministrazioni selezionano il personale: requisiti di partecipazione, modalità delle prove, validità delle graduatorie, riserve di posti e casi in cui un bando può essere contestato.

Tra DPR 82/2023 e Decreto PA 2025, la disciplina dei concorsi pubblici è stata aggiornata sotto diversi profili. Tuttavia, nei bandi e nelle procedure continuano a emergere clausole poco chiare, criteri di valutazione discutibili e irregolarità che possono incidere sulle chance dei candidati.

Quali norme regolano i concorsi pubblici nel 2026

I concorsi pubblici in Italia sono lo strumento ordinario di accesso al lavoro nella Pubblica Amministrazione e rispondono al principio di merito, trasparenza e pari opportunità sancito dall’articolo 97 della Costituzione.

L’impianto normativo si è formato per stratificazione e oggi poggia sui seguenti regolamenti:

  • D.Lgs. 165/2001: la legge quadro sul lavoro pubblico, che fissa il concorso come modalità ordinaria di assunzione nella PA.
  • DPR 487/1994: il regolamento operativo dei concorsi, dalla composizione delle commissioni alle modalità di selezione.
  • Legge 68/1999: le riserve di posti per le categorie protette, in particolare per le persone con disabilità.
  • D.L. 36/2022 (Legge 79/2022): il primo intervento PNRR sui concorsi, con misure per velocizzare e digitalizzare il reclutamento.
  • DPR 82/2023: il regolamento che ha aggiornato il DPR 487/1994 in chiave digitale, ponendo il portale inPA al centro delle procedure.

A questo quadro si è aggiunto il Decreto PA 2025, cioè il D.L. 25/2025, convertito nella Legge 9 maggio 2025, n. 69, che ha inciso su graduatorie, idonei, riserve di posti e ruolo della Commissione RIPAM.

Cosa è cambiato con il DPR 82/2023

Il DPR 82/2023, in vigore dal 14 luglio 2023, ha modificato il DPR 487/1994 e ha aggiornato le regole dei concorsi pubblici, soprattutto su digitalizzazione, tempi della procedura, tutele dei candidati e trasparenza delle prove.

  1. Portale inPA e domande online.
    Le procedure si svolgono attraverso il portale inPA. Il bando viene pubblicato sul portale e sul sito dell’ente, mentre la domanda si presenta online tramite SPID, CIE o CNS. Anche calendario delle prove, esiti e comunicazioni sono gestiti tramite l’area riservata del candidato.
  2. Tempi della procedura.
    Il regolamento prevede che la procedura concorsuale si concluda entro sei mesi dalla data di conclusione delle prove scritte. In caso di ritardo, l’amministrazione deve trasmettere una relazione motivata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
  3. Tutele per disabilità, DSA, gravidanza e allattamento.
    Il regolamento conferma gli strumenti compensativi per i candidati con disabilità o con disturbi specifici dell’apprendimento: tempi aggiuntivi, ausili tecnologici e modalità di prova adattate. Sono previste tutele anche per le candidate in gravidanza o in periodo di allattamento, con possibilità di svolgere la prova in modalità asincrona o in sedi attrezzate.
  4. Prove digitali e trasparenza.
    Le prove scritte si svolgono su dispositivi digitali forniti dall’amministrazione, privi di connessione a internet, con file non modificabili dopo la conclusione. Le prove orali devono svolgersi in seduta pubblica oppure, quando non sia possibile, tramite piattaforme digitali che consentano l’accesso da remoto.

Decreto PA 2025: graduatorie, idonei e riserve

Sì, per questo blocco proporrei una revisione più ordinata, ma senza cambiare la funzione della sezione. Terrei un solo H2 e userei sottotitoli interni in grassetto, come nel blocco sul DPR 82/2023.

Evito “ha inciso”, “aspetto”, “significativo”, “in concreto”, “profilo”, “tema” e formule simili.

Decreto PA 2025: graduatorie, idonei e riserve

Il Decreto PA 2025, ha modificato le regole su graduatorie, riserve di posti, mobilità e organizzazione delle procedure concorsuali. Le novità principali riguardano l’utilizzo delle graduatorie, la posizione degli idonei non vincitori, le riserve per specifiche categorie di candidati e il ruolo della Commissione RIPAM.

  1. Taglia idonei e deroghe per le graduatorie
    Il Decreto PA 2025 esclude l’applicazione del limite numerico degli idonei per le graduatorie approvate nel 2024 e nel 2025 e per quelle relative ai concorsi banditi nel 2025. La deroga consente di includere tra gli idonei un numero maggiore di candidati nelle procedure interessate.
  2. Validità delle graduatorie degli enti locali.
    Per Comuni, Province e Città Metropolitane, la validità delle graduatorie passa a tre anni dalla data di approvazione. Per le amministrazioni centrali resta invece ferma la durata di due anni. La distinzione è rilevante per lo scorrimento, perché gli enti locali dispongono di un periodo più ampio per utilizzare graduatorie già approvate. 
  3. Riserve di posti.
    Il decreto interviene anche sulle riserve. Gli enti possono destinare una quota della capacità assunzionale ai diplomati degli ITS Academy, secondo le condizioni previste dalla legge. È inoltre confermata ed estesa la riserva del 15% nei concorsi per personale non dirigenziale in favore di chi ha concluso il servizio civile universale o nazionale, nei limiti e secondo le modalità indicate dalla disciplina applicabile.
  4. Commissione RIPAM e concorsi unici.
    La Commissione RIPAM assume un ruolo centrale nell’organizzazione di procedure uniche o centralizzate, alle quali più amministrazioni possono attingere. La finalità è rendere più omogenee le selezioni e ridurre la duplicazione di procedure analoghe tra amministrazioni diverse.
  5. Esperienza del personale a tempo determinato.
    Nei concorsi a tempo indeterminato, le amministrazioni possono valorizzare il servizio già prestato dal personale assunto a tempo determinato, secondo criteri indicati nei singoli bandi. La previsione non elimina il concorso, ma consente di considerare l’esperienza maturata presso la pubblica amministrazione.
  6. Mobilità volontaria e personale in comando.
    Dal 2026, le amministrazioni interessate da nuove assunzioni devono destinare una quota delle facoltà assunzionali alla mobilità volontaria. Nell’ambito di questa quota, è prevista una priorità per l’immissione in ruolo del personale proveniente da altre amministrazioni che si trovi in posizione di comando presso l’ente da almeno dodici mesi e abbia conseguito una valutazione pienamente favorevole.
  7. Superamento delle procedure straordinarie.
    Il reclutamento viene ricondotto ai concorsi ordinari, ai concorsi unici e allo scorrimento delle graduatorie vigenti. La disciplina mira a limitare il ricorso a procedure eccezionali, rafforzando canali di selezione programmati e verificabili.
  8. Preferenze a parità di punteggio.
    Il decreto aggiorna anche l’ordine delle preferenze applicabili a parità di punteggio, prevedendo una precedenza specifica per gli invalidi di guerra all’interno delle categorie considerate dalla normativa.

Prove scritte e orali: quando possono essere contestate

Lo svolgimento delle prove è una delle fasi più delicate del concorso pubblico, perché incide direttamente sulla selezione dei candidati. Per questo deve rispettare regole rigorose su trasparenza, anonimato, parità di trattamento e corretta applicazione dei criteri previsti dal bando.

Prove scritte digitali: anonimato, strumenti e malfunzionamenti

Il DPR 82/2023 prevede lo svolgimento delle prove scritte in modalità digitale. Il candidato utilizza un dispositivo fornito dall’amministrazione, privo di connessione a internet, e il file dell’elaborato non può essere modificato dopo la conclusione della prova. Questa modalità serve a garantire tracciabilità, integrità dell’elaborato e parità tra i partecipanti.

La prova scritta può essere contestata quando emergono irregolarità idonee ad alterare la selezione. Tra le ipotesi più frequenti rientrano:

  • anonimato violato, quando il file dell’elaborato, la postazione o altri elementi consentono di risalire all’identità del candidato;
  • disparità di trattamento, quando ai candidati vengono forniti dispositivi diversi per prestazioni o accesso agli strumenti disponibili;
  • malfunzionamenti tecnici non compensati, quando un candidato subisce un’interruzione o un ritardo e l’amministrazione non concede un tempo aggiuntivo equivalente;
  • quesiti non attinenti alle materie del bando, quando la prova riguarda argomenti non previsti dal programma d’esame.

In queste situazioni, la contestazione richiede una verifica degli atti della procedura, dei verbali della commissione e della documentazione tecnica disponibile.

Prove orali: pubblicità e par condicio

Le prove orali devono svolgersi in seduta pubblica, salvo impossibilità logistica documentata. Quando la seduta pubblica non è possibile, il regolamento consente l’utilizzo di piattaforme digitali che permettano l’accesso da remoto.

La pubblicità della prova orale serve a garantire trasparenza e verificabilità della valutazione. Una seduta svolta a porte chiuse, senza adeguata motivazione, può costituire un vizio della procedura.

Anche la par condicio tra candidati deve essere rispettata. La prova può essere contestata quando vengono applicati criteri diversi nella formulazione delle domande, nei tempi concessi o nelle modalità di valutazione tra candidati della stessa procedura.

Candidati con disabilità, DSA, gravidanza o allattamento

Il regolamento dei concorsi prevede tutele specifiche per i candidati con disabilità certificate, con disturbi specifici dell’apprendimento, in stato di gravidanza o in periodo di allattamento. Le misure possono comprendere tempi aggiuntivi, ausili tecnologici, modalità di prova adattate e, nei casi previsti, svolgimento della prova in modalità asincrona o in sedi attrezzate.

Queste tutele non dipendono da una scelta discrezionale dell’amministrazione. Quando la condizione è documentata secondo quanto richiesto dal bando, il candidato ha diritto alle misure previste dalla normativa.

La procedura può essere contestata quando l’amministrazione:

  • respinge la richiesta senza motivazione;
  • concede misure inferiori a quelle dovute;
  • comunica le misure a ridosso della prova, impedendone un utilizzo effettivo;
  • richiede documentazione ulteriore rispetto a quella prevista dalla legge o dal bando.

Se il mancato riconoscimento delle tutele comporta l’esclusione del candidato o una penalizzazione nella prova, l’atto può essere impugnato nei termini previsti.

Validità delle graduatorie e ricorsi

La graduatoria è l’atto che chiude il concorso e definisce vincitori, idonei ed esclusi. La sua gestione è uno degli ambiti dove più frequentemente sorgono contenziosi, dalla durata della validità alla posizione degli idonei non vincitori, fino agli errori di calcolo dei punteggi.

Durata delle graduatorie: due o tre anni

Il Decreto PA 2025 ha differenziato la durata delle graduatorie a seconda dell’amministrazione che le ha approvate:

  • Tre anni per Comuni, Province, Città Metropolitane e altri enti locali, calcolati dalla data di approvazione della graduatoria definitiva.
  • Due anni per le amministrazioni centrali, come ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici nazionali.

La differenziazione dà agli enti locali una finestra più ampia per attingere alla graduatoria senza dover indire un nuovo concorso. Eventuali proroghe oltre il termine devono essere motivate e pubblicate dall’amministrazione, altrimenti sono contestabili davanti al TAR.

Taglia idonei: limite del 20% e deroghe per le graduatorie

Il cosiddetto “taglia idonei” limita il numero dei candidati che possono essere dichiarati idonei dopo l’ultimo vincitore. Nei concorsi soggetti all’articolo 35, comma 5-ter, del D.Lgs. 165/2001, questo numero non può superare il 20% dei posti messi a concorso.

Il Decreto PA 2025 ha previsto una deroga per le graduatorie approvate nel 2024 e nel 2025 e per quelle relative ai concorsi banditi nel 2025. Un concorso bandito nel 2025 beneficia quindi della deroga anche quando la graduatoria viene approvata nel 2026. La previsione è contenuta nell’articolo 4, comma 9, del D.L. 25/2025, convertito nella Legge 69/2025.

Per verificare la posizione del candidato occorre distinguere l’anno del bando dall’anno di approvazione della graduatoria. Un concorso bandito nel 2024 e concluso nel 2026 non rientra in questa deroga temporale; devono comunque essere verificate le altre esclusioni previste dalla normativa. È proprio questa differenza di trattamento che ha determinato la rimessione alla Corte costituzionale.

La deroga amplia la possibilità di essere incluso tra gli idonei. L’eventuale assunzione dipende poi dall’utilizzo della graduatoria da parte dell’amministrazione, secondo le condizioni applicabili allo scorrimento.

Scorrimento delle graduatorie e obbligo di motivazione

La giurisprudenza più recente sta ridefinendo il rapporto tra indizione di un nuovo concorso e scorrimento delle graduatorie ancora valide. Anche dopo il Decreto PA 2025, la questione resta delicata: la scelta dell’amministrazione deve essere valutata caso per caso, tenendo conto della normativa applicabile, della validità della graduatoria, del profilo professionale richiesto e degli atti organizzativi dell’ente.

In linea generale, lo scorrimento della graduatoria resta uno strumento utile per soddisfare esigenze assunzionali già programmate, soprattutto quando la graduatoria è ancora efficace e riguarda profili professionali omogenei rispetto a quelli da coprire. Tuttavia, l’amministrazione può scegliere di indire una nuova procedura concorsuale quando sussistono ragioni organizzative, funzionali o professionali che giustificano una nuova selezione.

Proprio per questo, la decisione di non utilizzare una graduatoria vigente non può essere valutata in astratto. Occorre verificare se l’amministrazione abbia dato conto delle ragioni della propria scelta, se il nuovo concorso riguardi lo stesso profilo o un profilo diverso, se siano intervenute nuove esigenze organizzative e se la graduatoria precedente sia ancora effettivamente utilizzabile.

In assenza di una motivazione coerente, oppure quando il nuovo concorso appare destinato a coprire posti sostanzialmente identici a quelli già presenti in una graduatoria valida, la scelta dell’amministrazione può essere oggetto di contestazione. In questi casi, è necessario esaminare il bando, gli atti di programmazione del fabbisogno e la graduatoria esistente per valutare la sussistenza di un vizio di legittimità.

Irregolarità nella gestione delle graduatorie

Anche la fase della graduatoria può presentare criticità. Le situazioni più frequenti su cui si interviene in sede giudiziale riguardano:

  • Errori nel calcolo del punteggio: titoli non valutati, valutati in modo errato, o punteggi attribuiti a parità di titoli senza criteri trasparenti.
  • Mancata applicazione delle riserve: posti riservati a categorie protette (L. 68/1999), servizio civile o ITS Academy non assegnati nei modi previsti dal bando.
  • Esclusione di candidati idonei: assenza o inadeguatezza della motivazione nel provvedimento di esclusione.
  • Mancata o tardiva pubblicazione: graduatoria non caricata sul portale inPA o sul sito dell’ente, o pubblicata oltre i termini previsti dal bando.

Vizi del bando e della procedura concorsuale

I vizi di legittimità sono violazioni di legge o dei principi che regolano i concorsi pubblici, tra cui imparzialità, trasparenza e buon andamento dell’amministrazione. Possono riguardare il bando, la composizione della commissione, lo svolgimento delle prove, la valutazione dei titoli o la formazione della graduatoria.

Quando il vizio altera la regolarità della selezione o limita illegittimamente la partecipazione del candidato, l’atto può essere impugnato davanti al giudice amministrativo.

Vizi del bando: requisiti discriminatori e clausole illegittime

Il bando di concorso deve rispettare il principio di uguaglianza previsto dall’articolo 3 della Costituzione, l’articolo 97 sul buon andamento e sull’imparzialità dell’amministrazione e i divieti di discriminazione previsti dal diritto europeo, tra cui la Direttiva 2000/78/CE.

Un bando può essere contestato quando prevede requisiti di accesso non proporzionati rispetto al ruolo da ricoprire. Rientrano in questa categoria, ad esempio, limiti di età non giustificati dalla natura delle funzioni, requisiti fisici non necessari, clausole di esclusione automatica non previste dalla legge o criteri di selezione formulati in modo generico.

La giurisprudenza del 2026 offre due esempi rilevanti.

Con la sentenza n. 397 del 19 gennaio 2026, la Quarta Sezione del Consiglio di Stato ha dichiarato illegittimo il limite di 30 anni previsto per il concorso di commissario della Polizia di Stato, ritenendolo non proporzionato rispetto alle funzioni da svolgere. Il limite anagrafico nei concorsi pubblici è ammesso solo quando risulta collegato alla natura del servizio e alle capacità richieste dal ruolo.

Con la sentenza n. 42 del 2026, la Corte Costituzionale è intervenuta sull’articolo 2, comma 3, della Legge della Regione siciliana 5 giugno 2025, n. 23. La Corte ha escluso che il riferimento alle ordinarie procedure selettive di reclutamento possa autorizzare concorsi riservati ai soli medici o infermieri non obiettori. La disposizione regionale è stata salvata solo attraverso una lettura conforme alla Costituzione.

Oltre ai requisiti discriminatori, possono essere illegittime anche altre clausole del bando, come:

  • criteri di valutazione non predefiniti o formulati in modo eccessivamente ampio;
  • clausole di esclusione automatica prive di base normativa;
  • mancata pubblicazione del bando sul portale inPA o sui canali ufficiali previsti;
  • termini di scadenza inferiori a quelli stabiliti dalla disciplina applicabile.

Quando una clausola impedisce direttamente la partecipazione del candidato, il bando può essere impugnato subito, senza attendere la conclusione della procedura. Negli altri casi, la contestazione avviene di norma insieme all’atto finale, spesso la graduatoria.

Commissione esaminatrice e conflitto di interessi

Il DPR 487/1994 e il DPR 82/2023 richiedono che le commissioni esaminatrici siano composte da membri competenti e imparziali. La presenza di commissari privi dei requisiti previsti dal bando o in conflitto di interessi con uno dei candidati può viziare la procedura.

Il conflitto di interessi può derivare da legami familiari, rapporti professionali, relazioni di docenza o altri rapporti personali idonei a compromettere l’imparzialità della valutazione.

In presenza di un conflitto, il candidato può chiedere la ricusazione del commissario. Se la valutazione è già stata svolta, può impugnare l’esito della prova o la graduatoria, quando la composizione della commissione ha condizionato la regolarità della selezione.

Errori nei punteggi e nella graduatoria

La graduatoria deve riflettere correttamente l’esito delle prove, la valutazione dei titoli, l’applicazione delle riserve e le preferenze previste dalla legge o dal bando.

Gli errori più frequenti riguardano:

  • titoli non valutati o valutati in modo errato;
  • punteggi attribuiti senza criteri verificabili;
  • mancata applicazione delle riserve previste per categorie protette, servizio civile o altre categorie indicate dalla normativa;
  • errata applicazione delle preferenze a parità di punteggio;
  • esclusione di candidati idonei senza motivazione adeguata;
  • graduatoria non pubblicata sui canali previsti o pubblicata oltre i termini stabiliti.

In questi casi, è opportuno richiedere l’accesso agli atti per esaminare verbali, griglie di valutazione, punteggi attribuiti e documentazione usata dalla commissione. Solo dopo questa verifica è possibile valutare se l’errore abbia alterato la posizione del candidato e se vi siano i presupposti per un ricorso.

Come tutelarsi: accesso agli atti, ricorso gerarchico e TAR

La tutela contro un bando o una procedura concorsuale irregolare segue una procedura precisai, dalla lettura attenta del bando fino al ricorso davanti al giudice amministrativo.

Lettura del bando e richiesta di chiarimenti

La prima difesa è una lettura scrupolosa del bando, prima ancora di presentare la domanda. Vanno controllati:

  • Requisiti di accesso: sono coerenti con la natura del ruolo, o pongono limitazioni che potrebbero risultare discriminatorie?
  • Composizione della commissione: il bando indica i requisiti che i commissari devono possedere?
  • Criteri di valutazione: sono predefiniti e oggettivi, o lasciano un margine di discrezionalità eccessivo?
  • Modalità delle prove: tempi, sedi, strumenti sono specificati con chiarezza?

Se si individuano elementi dubbi, è possibile inviare una richiesta di chiarimento all’amministrazione prima della scadenza dei termini, sollecitando una correzione del bando o un’integrazione informativa. È un passaggio non obbligatorio, ma utile a documentare la diligenza del candidato in vista di un eventuale contenzioso successivo.

Accesso agli atti amministrativi

Quando emergono dubbi sulla regolarità della procedura, si procede con la richiesta di accesso agli atti. L’istanza si presenta all’amministrazione e permette di ottenere copia di:

  • Verbali della commissione esaminatrice
  • Criteri di valutazione adottati e relativi punteggi
  • Documentazione che ha portato all’esclusione o alla selezione di altri candidati

L”amministrazione deve rispondere entro 30 giorni. Un eventuale diniego o silenzio può essere a sua volta impugnato davanti al TAR.

Ricorso gerarchico e ricorso al TAR

Una volta verificato il vizio, esistono due strade per agire.

Il ricorso amministrativo si presenta all’amministrazione stessa o all’organo sovraordinato. È uno strumento meno formale, utile quando l’irregolarità può essere corretta in autotutela. Il termine è di 30 giorni dalla notifica o pubblicazione dell’atto contestato.

Il ricorso al TAR è la strada principale per i vizi sostanziali. Si presenta al Tribunale Amministrativo Regionale competente per territorio entro 60 giorni dalla pubblicazione dell’atto contestato. I motivi più frequenti di ricorso riguardano:

  • Esclusione ingiustificata da una prova o dalla graduatoria
  • Violazioni nella pubblicità delle prove o nella composizione della commissione
  • Disparità di trattamento tra candidati
  • Errori nella valutazione dei titoli o nel calcolo dei punteggi
  • Clausole illegittime del bando, se immediatamente lesive

Il ricorso va presentato con assistenza di un avvocato amministrativista. Il termine di 60 giorni è perentorio: una volta scaduto, l’atto non può più essere contestato con ricorso ordinario.

Quando rivolgersi a un avvocato per concorsi pubblici

Partecipare a un concorso pubblico richiede non solo la preparazione delle prove, ma anche la conoscenza delle regole che disciplinano ogni fase della selezione: pubblicazione del bando, requisiti di accesso, criteri di valutazione, svolgimento delle prove, approvazione della graduatoria e termini per eventuali contestazioni.

Le modifiche introdotte dal DPR 82/2023 e dal Decreto PA 2025 hanno reso le procedure più digitalizzate e trasparenti, ma non hanno eliminato il rischio di irregolarità. Clausole poco chiare, esclusioni non motivate, errori nei punteggi, violazioni della par condicio o anomalie nella gestione della graduatoria possono compromettere la posizione del candidato.

In presenza di dubbi sulla legittimità di un bando, di un’esclusione, dello svolgimento delle prove o della graduatoria finale, è opportuno richiedere una valutazione tempestiva. I termini per agire sono brevi e decorrono, a seconda dei casi, dalla pubblicazione del bando, dalla comunicazione dell’esclusione, dalla pubblicazione della graduatoria o dalla piena conoscenza dell’atto lesivo.Lo Studio de Bonis assiste candidati e amministrazioni nella verifica della regolarità delle procedure concorsuali, nella presentazione di istanze di accesso agli atti, nella valutazione dei possibili vizi di legittimità e nei ricorsi davanti al giudice amministrativo.

Andrea de Bonis

Avvocato amministrativista, patrocinante in Cassazione e Giurisdizioni Superiori. Laureato con Masters alla Lumsa, esperto in appalti e contratti pubblici. Partner di 24 Avvocati e relatore universitario, pubblico articoli specialistici con un linguaggio chiaro e accessibile, rendendo il diritto comprensibile a tutti.

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