
Il Tar Lombardia, Sez. Prima, con la sentenza 02.01.2023 n. 5 ha esaminato la questione relativa alla decorrenza dei termini di impugnazione dell’atto conclusivo di una gara d’appalto.
Sommario
- 1 Il principio generale sulla decorrenza dei termini
- 2 Dilazione temporale in caso di accesso agli atti
- 3 Rilevanza dell’acquisizione degli elementi conoscitivi
- 4 La posizione della Corte di Giustizia UE
- 5 Irricevibilità del ricorso tardivo
- 6 Necessità di collegamento tra censure e elementi acquisiti
- 7 Inammissibilità dello spostamento del dies a quo
Il principio generale sulla decorrenza dei termini
La giurisprudenza, anche a seguito della decisone dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 12/2020, ha chiarito che in via ordinaria il termine di 30 giorni per impugnare l’atto conclusivo di una procedura di gara decorre dalla ricezione della sua comunicazione. Questo principio è sancito dall’art. 120, comma 5, D.lgs. n. 50/2010, in quanto la comunicazione consente di avere conoscenza di tutti gli elementi necessari a proporre ricorso: l’autorità emanante, la data, il contenuto dispositivo da cui dedurre l’effetto lesivo dell’atto.
Dilazione temporale in caso di accesso agli atti
La proposizione dell’istanza di accesso agli atti di gara può comportare una dilazione temporale del termine di impugnazione. Ciò avviene quando i motivi di ricorso conseguono alla conoscenza dei documenti che completano l’offerta dell’aggiudicatario o delle giustificazioni rese nell’ambito del procedimento di verifica dell’anomalia dell’offerta.
Rilevanza dell’acquisizione degli elementi conoscitivi
Ai fini della genesi dell’onere di impugnazione, ciò che rileva è l’acquisizione degli elementi conoscitivi necessari alla percezione del vizio. Questo principio è stato affermato dal Consiglio di Stato, Sez. III, con sentenza n. 7178 del 27 ottobre 2021.
La posizione della Corte di Giustizia UE
Sul fronte eurounitario, la Corte di Giustizia ha affermato che i ricorsi efficaci contro le violazioni delle disposizioni in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici possono essere garantiti solo se i termini per proporre tali ricorsi iniziano a decorrere dalla data in cui il ricorrente abbia avuto o avrebbe dovuto avere conoscenza della presunta violazione.
Irricevibilità del ricorso tardivo
Il ricorso è irricevibile perché tardivo quando la ricorrente non abbia impugnato il provvedimento di aggiudicazione nei termini di legge decorrenti dalla comunicazione dell’avvenuta aggiudicazione. L’eccezione si applica solo se non ricorrono le ipotesi che, secondo la giurisprudenza, rendono ammissibile una dilazione del termine di impugnativa.
Necessità di collegamento tra censure e elementi acquisiti
Deve sussistere un evidente collegamento tra le censure dedotte e gli elementi di conoscenza acquisiti a seguito di accesso agli atti. Nel caso esaminato dal Tar Lombardia, la ricorrente ha formulato il motivo di ricorso sulla base di documenti (i verbali di gara) la cui conoscenza è avvenuta con la comunicazione del provvedimento conclusivo della gara.
Inammissibilità dello spostamento del dies a quo
Non è con plurime domande di accesso che si sposta in avanti il dies a quo per l’impugnazione, soprattutto quando l’operatore economico è già a conoscenza dell’aggiudicatario e della presunta violazione delle regole della gara. In altri termini, dal momento della comunicazione del provvedimento conclusivo, la ricorrente aveva la piena conoscenza non solo della lesività del provvedimento di aggiudicazione ma anche di tutti gli elementi sui cui poter articolare puntuali censure e motivi di gravame.
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Andrea de Bonis
Avvocato amministrativista, patrocinante in Cassazione e Giurisdizioni Superiori. Laureato con Masters alla Lumsa, esperto in appalti e contratti pubblici. Partner di 24 Avvocati e relatore universitario, pubblico articoli specialistici con un linguaggio chiaro e accessibile, rendendo il diritto comprensibile a tutti.
